Premessa

Premessa

Il presente lavoro si prefigge di analizzare una delle opere più significative di Kawabata, Yama no oto [il suono della montagna] pubblicata dall’autore nel dopoguerra. Il punto di partenza è la sua vita, in particolare le sue esperienze in campo letterario che, nel culmine dello sperimentalismo, lo porteranno, a metà degli anni Venti, a fondare una nuova corrente letteraria insieme ad altri studiosi e letterati.
	Se l’impatto della letteratura occidentale nei confronti dell’emergente Kawabata è stato indubbiamente significativo, non sembra possibile però rinchiudere le possibilità espressive della sua prosa a facili schemi mutuati dalla narrativa occidentale. Il debito dell’autore, infatti, va per certi versi ad un attento e critico percorso di rivalutazione della letteratura classica giapponese, sia in prosa che in poesia. La narrativa di Kawabata sembra in effetti seguire un suo personale itinerario evolutivo, dove l’interesse dello scrittore è tutto rivolto verso la descrizione “purificata” della realtà, ovvero di quei magici momenti dove si scorge l’essenza di un oggetto, di una persona o di una situazione. La prosa diventa, perciò, strumento tramite il quale poter restituire al lettore, perché è sempre al lettore che Kawabata guarda con attenzione, quelle delicate ma potenti suggestioni che necessitano di un linguaggio appositamente elaborato.
	Il punto di arrivo di questo lavoro, perciò, è proprio lo studio di come quel linguaggio, che rompe con le forme narrative tradizionali del romanzo contemporaneo, si forma e si estrinseca, nella fattispecie in Yama no oto.
	Il movimento narrativo all’interno del romanzo viene arginato grazie a due modalità principali. La prima ha a che vedere con il protagonista del romanzo e con la sua ricerca interiore per vincere il passare inesorabile del tempo e l’avvicinarsi della morte, da un lato attraverso il meccanismo della memoria, dall’altro per il tramite di fantasie o sogni, che lo portano perlomeno idealmente a ritrovare la propria gioventù e ricuperare la virilità. Il secondo meccanismo è la prosa stessa di Kawabata, fatta di frequenti interruzioni, di flashback, di salti temporali e di associazioni che rompono il continuum narrativo e perciò lo scorrere del tempo del romanzo.
	Il principio che è stato seguito nell’effettuare le traduzioni dall’originale che accompagnano questo lavoro è quello di restituire, prima che la linearità della prosa di Kawabata, la sua frammentazione e l’uso sostenuto di ripetizioni. Nei dettagli, si è scelto di rispettare, laddove possibile, la punteggiatura dell’originale e i suoi capoversi. L’intento è stato quello di mostrare al lettore che non avesse dimestichezza con la lingua giapponese come graficamente può risultare l’originale. Il giapponese, infatti, si scrive da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso. Kawabata usa spesso, con evidenti intenti semantici, capoversi separati tra loro che restituiscono un maggiore senso di frammentazione e di vuoto tra i paragrafi che le traduzioni, normalmente, tendono a colmare. La versione così ricavata, perciò, non vuole assolutamente sostituirsi a quelle pregevoli già esistenti in italiano e in inglese. Infatti in ogni nota è presente un riferimento non solo all’originale, ma anche alle versioni di Edward Seidensticker, di Atsuko Ricco Suga e la recentissima riedizione di quest’ultima traduzione, al fine di consentire una pronta comparazione e integrazione. Per tutti i saggi citati all’interno del testo o nelle note si è scelto di presentare una traduzione in italiano, laddove necessaria.
	Un discorso a parte meritano gli schemi temporali. L’intento della loro redazione è quello di servire da linee generali per poter istituire relazioni, collegamenti e paralleli tra le varie parti dei singoli capitoli e di capitoli diversi. Il grafico temporale, invece, mostra  i salti temporali del romanzo e serve da valido supporto per gli schemi. In quello dettagliato sono sempre indicate le pagine  sia dell’originale che delle varie traduzioni a cui fanno riferimento i punti dei salti temporali.
	Per ciò che concerne le pagine che riportano le opere principali di Kawabata, vista la difficoltà di stabilire un anno unico di pubblicazione dal momento che lo scrittore presentava le sue opere perlopiù a puntate, si è scelto di riportare solo quello dell’edizione finale.